STAMPA LE SCHEDE

 
INCOMPRENSIONI E CONFLITTI

La gestione costruttiva dei conflitti

Chi di noi non ha mai avuto problemi e conflittualità in famiglia, sul lavoro, nel gruppo di amici?

Perché il conflitto ha una parte così preponderante nella nostra vita?

Chi non si è chiesto come si può fare per fuggire da tutta questa conflittualità che a vari livelli investe ogni giorno la nostra sfera personale ma anche tutto il mondo?

Cosa ci porta ad accettare o rifiutare l'altro, a giudicarlo? Perché alcune persone tendono a veder nemici ovunque?

Nel corso della vita è probabile essersi chiesti il perché le nostre relazioni in famiglia, sul lavoro, nel gruppo di amici o compagni non siano particolarmente soddisfacenti, se non addirittura conflittuali, con una conseguente perdita di fiducia nei rapporti che instauriamo. Fra le capacità dell'essere umano, la disposizione alla comunicazione è certamente la più evidente e la più importante. Le nostre relazioni interpersonali a tutti i livelli ci richiedono però sempre più la capacità di accettare e gestire ciò che è diverso da noi stessi: persone, valori, pensieri, culture. Questo inevitabilmente porta il conflitto in una posizione centrale nella nostra esistenza.

La parola conflitto continua ad evocare nella nostra cultura concetti o immagini sgradevoli, rimandandoci allo scontro, al contendere, all'aggressività e inevitabilmente alla violenza. Se la pace è stata considerata antitetica rispetto al conflitto e dunque il conflitto visto come guerra, un modo nuovo per affrontare la possibilità di una pace - concreta e operativa - è ristrutturare la stessa concezione di pace. La proposta è quindi di accettare che il concetto di pace contenga in sé quello di conflitto, in quanto permette di mantenere la relazione anche nella divergenza. Si può pensare quindi al conflitto come un elemento generativo, un elemento creativo, una risorsa all'interno della costruzione di relazioni che non possono prescindere dal valorizzare la diversità.

In tutto ciò emerge però la difficoltà di capire le ragioni degli altri, di accettare la divergenza, la compresenza di visioni diverse. Questa è la sfida: creare le condizioni affinché le relazioni possano alimentarsi non solo nella simpatia ma anche nella discordanza e nella diversità. Cercare di apprendere la capacità di stare dentro il conflitto e di vivere la diversità come momento di crescita e non più come un fattore di paura e di minaccia.

La diversità perde così la sua connotazione di antagonismo e diventa un elemento evolutivo, di arricchimento. Per arrivare a questo è necessario però uscire dalla convinzione che per soddisfare i propri bisogni sia necessario penalizzare qualcun altro, entrando in un gioco che permetta a tutte le parti di uscire vincitrici. Imparare a relazionarsi in modo costruttivo non significa quindi soltanto dotarsi di "buone tecniche" comunicative, che ci permettano di padroneggiare razionalmente le relazioni, ma significa soprattutto aprirsi alla conoscenza e alla consapevolezza delle emozioni, dei sentimenti e di tutti quei processi comunicativi che noi e gli altri attiviamo nelle relazioni. Per questo la scelta di cooperare con un'altra persona, di trovare un accordo, invece di "combatterla", dipende non soltanto dal vantaggio materiale che può derivarne, ma anche dal nostro vissuto nei suoi confronti. Il conflitto diventa così un'opportunità di leggere se stessi, di osservare quelle parti di noi che non conosciamo, che la relazione con l'altro fa emergere in modo più eclatante.

Alcune riflessioni possono aiutarci a vedere da un altro punto di vista il conflitto e fornire spunti per gestire i conflitti in modo non violento, costruttivo, trasformandoli in un'opportunità evolutiva e di crescita reciproca:

Ricordiamo che il conflitto è un problema da gestire, e non una guerra da combattere.

Spesso tendiamo ad abolire il conflitto contrastando direttamente chi lo porta invece di affrontare la situazione; si può cambiare la prospettiva prendendo atto dell'esistenza di una situazione critica o di un problema e provare ad affrontarlo, chiedendo magari la collaborazione all'altro.

Prendiamo tempo

Apprendiamo la capacità di aspettare il momento giusto, di prendere tempo e di evitare le reazioni impulsive. Tutte le volte che si può evitare una reazione immediata si rafforza in noi la possibilità che una provocazione possa essere trasformata in un'esperienza di apprendimento dei nostri "meccanismi" interiori.

Essere consapevoli delle proprie emozioni ed esprimerle

Distinguere tra sentimenti e pensieri e non attribuire all'altro la responsabilità di ciò che si sente.
Evitare perciò l'uso di aggettivi che attribuiscono interpretazioni o comportamenti all'altro ed esprimere, invece, i propri sentimenti.

Esprimere i bisogni che sono all'origine dei sentimenti

Le azioni degli altri possono essere il fattore scatenante, non la causa dei nostri sentimenti, i quali hanno origine nei nostri bisogni.

Evitare il "muro contro muro"

Questo ci invita a non reagire a ciò che leggiamo come provocazioni, trovando una strada diversa da quella che ci suggerisce la contrapposizione. Quando c'è tensione il primo passo da fare è abbassarne il livello, consentire la decantazione, evitare l'avvitamento.

Rispettare i contenuti del conflitto

Durante una comunicazione conflittuale evitiamo di rimandare il problema ad un quadro generale, ad una situazione precedente, a un contesto di antipatia o simpatia personale, rimanendo sui fatti concreti che lo hanno portato alla luce o generato.

Evitare giudizi: sperimentiamo la critica costruttiva.

I giudizi moralistici espressi in seconda persona, che etichettano l'altro e focalizzano l'attenzione sulla classificazione, l'analisi e la valutazione dei torti, anziché concentrarsi sui bisogni; i confronti negativi, svalutanti; il rifiuto della responsabilità dei propri atti e sentimenti; le minacce e le pretese in nome del principio d'autorità, precludono l'ascolto e l'accettazione da parte di entrambe le parti. Giudicare in questi termini diventa umiliare. In molte occasioni è necessario esprimere un'indicazione, un suggerimento o dare una disposizione. Come si può fare? Esistono strategie basate sulla critica costruttiva; una modalità di porgere all'altro osservazioni che mirano al problema e non alla persona in modo da non far sentire l'altro giudicato. Il giudizio produce reazioni di difesa, resistenza e rifiuto, l'osservazione si limita a descrivere ciò che accade.

Formulare delle richieste, non delle pretese

Chiedere chiaramente atti concreti, non fare richieste generiche, né pretendere.
La comunicazione nonviolenta comporta, dunque, da un lato, la capacità di esprimere chiaramente ciò che si osserva, si sente, di cui si ha bisogno, ciò che si vorrebbe, usando il "messaggio-io", formulando cioè in prima persona le osservazioni, le richieste (affermazione positiva, assertività); dall'altro, comporta la capacità di ricevere con empatia le osservazioni, i sentimenti, i bisogni, le richieste dell'altro (decentramento, ascolto attivo, empatia).

Instaurare le relazioni in modo costruttivo è un'arte complessa che spesso richiede un approccio educativo attraverso la lettura di testi, il sostegno di una guida competente, dei percorsi educativi mirati che sviluppino abilità che oltre alla capacità di gestione possono servire come strumento di prevenzione. Viviamo immersi nella conflittualità e non siamo liberi di scegliere ciò che ci succede, ma sicuramente siamo liberi di scegliere come relazionarci con ciò che ci accade individuando sempre nuove modalità relazionali, praticabili, efficaci, soddisfacenti e realisticamente sostenibili. Tutti noi oggi siamo chiamati ad essere dei moderni "alchimisti", capaci di prendere il conflitto - spesso doloroso, pesante, oscuro, qualcosa di cui liberarsi - per trasformarlo in qualcosa di altro, notevolmente più prezioso.

Scheda di Ilaria Buccioni


Altre schede o articoli sull'argomento

Articoli:

Il conflitto esterno specchio del conflitto interno: il dialogo delle voci interiori - di Elena Dragotto
Il facilitatore: un antidoto al comportamento negativo - di Pino De Sario
Il ruolo dei media nella rappresentazione del conflitto - di Enrico Cheli
Per una educazione dell'intelligenza relazionale nella scuola - di Enrico Cheli

Libri consigliati

Benci, V., Buccioni, I. (cur.), Cultura della pace e gestione dei conflitti interpersonali, ed Aracne
Cheli, E., Relazioni in armonia, ed. FrancoAngeli
Gordon, T., Genitori efficaci, La Meridiana
Gordon, T., Insegnanti efficaci, La Meridiana
Novara, D., Passerini, E., Ti piacciono i tuoi vicini? Manuale di educazione socioaffettiva, Edizioni Gruppo Abele.
Novara, D. (a cura di), Io non vinco. Tu non perdi. Un Kit per promuovere l'educazione alla pace e la gestione dei conflitti tra i ragazzi, UNICEF, 2004
Euli-Sechi-Soriga, Reti di formazione alla nonviolenza. Viaggi in training 1992-1998, Pangea,
Rosenberg, M., Le parole sono finestre; oppure muri, ed. Esserci.

Siti

www.nonviolentpeaceforce.org
The Online Journal of Peace and Conflict Resolution, www.trinstitute.org/ojpcr




a cura di R&P Informatica Graphic - copyright 2004 Università di Siena - P.I. 00273530527