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AMICI E GRUPPO

Uso ed abuso di sostanze
DROGHE LEGGERE

CANAPA INDIANA E DERIVATI

E' il nome divulgativo della Cannabis sativa, conosciuta da circa 5000 anni. E' citata in un libro medico dell'imperatore cinese Shen-nung del 2737 a.c.. Al tempo dell'impero romano, Galeno, scrittore del II secolo d.c., racconta che quest'erba veniva spesso passata in giro nei banchetti, per mettere allegria. La comparsa della Cannabis negli USA risale al XVIII secolo: uno dei primi documenti in proposito è il diario di George Washington (1765) da cui risulta che egli coltivava personalmente la pianta. La moda della Cannabis ed in particolare dell'hashish, nasce in Europa verso la matà del XIX secolo, quando uno psichiatra francese, J.J Moreau de Tours, descrive gli effetti della droga in una relazione scientifica, dopo averla provata su di sé (1840); tra i cultori dell'hashish, in quel periodo, sono da ricordare poeti e scrittori quali Dumas, Baudelaire, e Gauthier che nel 1844 fondò "le Club des Hashischins" movimento letterario romantico alla moda dell'epoca.

Successivamente la cannabis si diffonde in molti ambienti letterari e artistici europei e nordamericani (Jazz, Rock). All'inizio degli anni '60 la cannabis diventa popolare nelle università USA e si diffonde progressivamente in altri contesti sociali. In Europa l'uso di cannabis si diffonde a livello di massa verso la fine degli anni '60.

Sono poche le zone del mondo in cui non è possibile coltivare la cannabis. Secondo la natura del terreno, il clima e le cure nella coltivazione, questa pianta può raggiungere un altezza dai 30 cm sino a 6 m. La pianta o la droga grezza che se ne ricava, nonché i modi popolari di prepararla, sono conosciuti sotto centinaia di nomi diversi. Le foglie, il gambo ed i fiori essiccati e triturati costituiscono la marijuana. Dalla resina della stessa pianta si ricava l'hashish. La marijuana si presenta come un tabacco grossolano, grigioverdastro: viene fumata in sigarette fatte manualmente dette spinelli o joint che emanano un caratteristico odore di erba e di corda bruciata. La percentuale di THC, cioè di principio attivo, presente può variare tra lo 0,5% e il 10%.
L'hashish si presenta come una tavoletta di colore variabile (giallo-marrone, bruno rossiccio o verdastro, nero) piuttosto dura. La percentuale di principio attivo presente varia dal 2 al 20%. La marijuana o l'hashish vengono comunemente fumati da soli o miscelati con tabacco. Gli effetti compaiono rapidamente e persistono per alcune ore.

I derivati della cannabis vengono ricercati come droga ricreativa perché producono delle alterazioni psichiche con: euforia, rilassamento, benessere, cambiamenti nelle percezioni quali per es. distorsioni del senso del tempo, con la sensazione di un tempo che scorre più lentamente, e intensificazione delle normali esperienze sensoriali come mangiare, ascoltare musica, guardare film, fare sesso. I colori risultano più brillanti e i suoni più netti. Se usato in compagnia provoca riso e parlantina sciolta, aumento della socializzazione e della comunicabilità, una certa disinibizione nel comportamento.

Dosi elevate o l'uso in fumatori poco esperti può dare alcuni effetti meno piacevoli quali ansia, alterato senso della propria identità, allucinazioni, distorsioni dell'immagine corporea. Ecco perché è consigliabile per chi la usa per la prima volta essere in compagnia di qualcuno di cui fidarsi capace eventualmente di rassicurare o soccorrere al momento opportuno.
Altri effetti sono soprattutto a carico della memoria e dell'attenzione, effetto che è alla base del piacevole distacco dalla realtà e della difficoltà di mantenere una capacità psichica integra, e a carico della funzionalità psicomotoria con aumento dei tempi di reazione e diminuzione della capacità di portare a termine compiti semplici e complessi. Tra gli effetti fisici evidenti ricordiamo: occhi arrossati, saltuariamente tremori, tachicardia, calo della temperatura corporea e della forza, bocca secca.

L'uso cronico del fumo di hashish e marjiuana è stato associato a bronchiti ed asma; è tuttora controversa la presenza di sostanze cancerogene prodotte per combustione. Non sono riportati effetti cronici di rilievo sul comportamento e sulla psiche.
La cannabis viene annoverata tra le cosiddette droghe leggere soprattutto per il fatto che il suo uso non determina dipendenza fisica e anche la dipendenza psichica, cioè l'enorme difficoltà nel farne a meno, è controversa.

Tuttavia gli studiosi concordano nell'individuare dei gruppi a rischio nei quali l'uso di cannabis comporta dei rischi maggiori. E sono:
-adolescenti: gli effetti di un uso cronico continuativo, con gli effetti che abbiamo sopra menzionato, in una psiche in evoluzione e in una fase vitale così delicata può condurre a delle alterazioni e rallentamenti del normale sviluppo psichico, compromissione delle motivazioni a raggiungere determinati obiettivi (diminuzione della capacità di memoria, di concentrazione, declino del rendimento scolastico).

Estremamente controversa è poi la questione se la cannabis possa considerarsi una "gateway drug" cioè una sostanza d'accesso alle droghe pesanti. A questo proposito potrebbe essere opportuno valutare i diversi punti di vista senza lasciarsi trascinare dalla facilità con la quale su questo argomento si maturano giudizi. Marsha Rosenbaum, direttrice del Lindesmith center di San Francisco afferma, sulla base della propria esperienza nel campo, la maggioranza (il 90%) dei giovani che usano droghe non le consumano in modo regolare e continuativo. Attuano quindi, chiaramente, un controllo del loro consumo. E' importante pensare che gli adolescenti imparano ad essere responsabili in molti campi della loro vita, e che l'uso di sostanze psicoattive è solo uno di questi campi (il sesso è un altro, per esempio). Perlopiù non hanno alcuna intenzione di distruggere loro stessi, e nei contesti relazionali in cui ripongono la loro fiducia spesso portano domande che riguardano la loro sicurezza. La gran parte delle persone (giovani o vecchie) che non riescono a governare il loro consumo di droghe ( circa il 10-15% dei consumatori) ha problemi con il senso della vita, non investe nella vita di tutti i giorni o subisce le conseguenze di problemi fisici o psicologici. Come accade per l'alcol, l'85-90% dei consumatori non vive questi problemi.

Ci sono altri studi nei quali invece vengono riportati dati che mostrano come l'uso di eroina in una popolazione di consumatori di marijuana, cresce con il crescere della frequenza dell'uso di quest'ultima: più si "fuma" più si rischia di usare eroina, e tra i forti fumatori di cannabis 1 su 3 prova l'eroina. In base a ciò affermano dunque che anche se non si può dire che l'uso di cannabis è la causa dell'uso di eroina, si deve sostenere che l'uso di cannabis è un fattore di rischio serio rispetto a tale uso.

ECSTASY

L'ecstasy (nome scientifico MDMA) fa parte di un gruppo di sostanze definite designer drugs, termine coniato da uno studioso per indicare tutta una serie di tentativi non ufficiali di sintesi che, partendo da sostanze sottoposte a controllo d'uso, con lievi modificazioni chimiche originassero prodotti analoghi legali (almeno temporaneamente) e remunerativi con potenti effetti psicoattivi. La molecola dell' ecstasy, che non è mai stata commercializzata dall'industria farmaceutica, richiede per la sua produzione minime conoscenze di chimica, ed è facilmente prodotta in laboratori clandestini, spesso improvvisati in cucine o roulotte o garage, con scarsa attenzione alla pulizia, effettuando le reazioni in comuni contenitori da cucina o utilizzando filtri da caffè (eventualmente riciclati) per separare i prodotti. Né la presenza di contaminanti e di altri derivati preoccupano i piccoli produttori clandestini.

Chimicamente è un ibrido tra un allucinogeno, la mescalina, ed uno stimolante, l'amfetamina. Agisce sul cervello migliorando il tono dell'umore, aumentando l'attività fisica e modificando le percezioni; svolge un'azione di stimolo e di eccitazione che consente la rimozione dell'ansia e uno stato di euforia. La persona riesce ad abbattere quel "muro" che impedisce la relazione con gli altri, diventa più socievole e aumenta notevolmente la sua capacità di relazione interpersonale. Questo ha portato a definirla la nuova droga del sabato sera perché usata in molte discoteche per divertirsi, "perché ti aiuta a tenerti su… ti libera dai freni inibitori…. Ti senti bene con gli altri… non c'è più stanchezza, fame, sonno, non c'è più modo di fermarsi". In genere il giorno dopo l'uso di ecstasy la persona si trova in uno stato di depressione e non è in grado di concentrarsi. A volte provoca uno stato confusionale.

Non molto si conosce sugli effetti tossici della sostanza. Sappiamo che se assunta durante una notte in cui si fa molta attività fisica come per es. ballare, non sentendo la fatica il corpo viene portato al limite delle possibilità con grosso dispendio energetico e soprattutto perdita di liquidi che, se non adeguatamente reintegrati (per es. bevendo), possono portare ad uno stato di disidratazione.

Ma il punto più importante sugli effetti anche a distanza di tempo dell' ecstasy sembrano essere a livello cerebrale dove questa sostanza agisce su zone specifiche controllate da un trasmettitore che è la serotonina che controlla la memoria, il ritmo sonno-veglia, l'alimentazione. L'ecstasy sembra che distrugga, nel vero senso della parola, alcune di queste zone. Sembrerebbero dunque essere dovuti a ciò alcuni fenomeni che si manifestano anche a distanza di mesi dall'ultima assunzione chiamati flashback e che sono veri stati allucinatori.

ALCOOL

Vino, birra, sambuca, rhum, grappa, whisky, vermouth, ecc.: sono bevande diverse, oppure sono la stessa cosa? Chiaramente esse sono differenti per modalità di preparazione, per gradazione alcolica, differenti in base al modo in cui vengono assunte, al colore, al sapore, al significato culturale, geografico e storico. Su questo non c'è dubbio, sono, però accomunate dalla sostanza in esse contenuta e per la quale vengono ricercate e bevute, l'alcol etilico.

L'alcol etilico è una delle droghe più antiche. E' impossibile datare con certezza la scoperta delle proprietà fermentanti dei cereali e delle uve, possiamo, comunque, fissare tale momento tra i 7.000 e i 10.000 anni fa per quanto riguarda la produzione delle birra nel Medio Oriente ed in America Centrale, e 10.000 anni fa per la coltivazione della vite. Testimonianze dell'uso di bevande alcoliche ci vengono dal Codice Babilonese di Hammurabi, di circa 4.000 anni fa, nel quale si regolamentano vari aspetti della produzione e del consumo di alcolici, e anche dall'antico Egitto, dall'India, dalla Grecia e da Roma. Da queste due ultime culture sono derivati i culti di Dionisio e di Bacco, della cui fama è rimasta traccia fino ai giorni nostri, soprattutto come esempio di sregolatezza nei consumi di alcol e di comportamento "liberato" dai vincoli sociali e culturali.

Questa sostanza ha scatenato reazioni opposte sul piano culturale, antropologico e religioso. Dal bando dichiarato dai musulmani, visto che il Corano proibisce categoricamente di bere vino o altri alcolici; alla valorizzazione nella tradizione cristiana, dove nella celebrazione dell'Eucarestia il vino diventa sangue di Cristo. Nell'Antico Testamento il vino, insieme al pane, viene considerato uno dei grandi doni di Dio all'uomo, anche se l'ubriachezza viene condannata come peccato.

Si pensa, erroneamente, che l'alcol sia un eccitante, data la sua capacità, di togliere le inibizioni, ma in realtà è un sedativo. Da un punto di vista strettamente farmacologico si trova nella stessa classe dei barbiturici per gli effetti sul cervello. Nell'uso quotidiano la differenza tra queste due sostanze è fondamentale in quanto di fronte ad un barbiturico si è consapevoli di assumere un medicamento, per giunta potente, mentre quando si beve un bicchiere di vino o di birra, si è ben lontani dal pensarlo.

L'alcol, presente nel vino, nella birra o nei liquori non viene modificato nello stomaco, ma nell'intestino. Viene dapprima assorbito dallo stomaco e poi dall'intestino. L'assorbimento, che vuol dire l'immissione nella circolazione sanguigna, è completo al 90% entro 1 ora. La concentrazione di alcol nel sangue, e quindi la comparsa di effetti tossici acuti, dipendono da vari fattori:

  • La quantità di cibo e di acqua presenti nello stomaco e nell'intestino, che rallentano l'assorbimento dell'alcol nel sangue;
  • La quantità ed il tipo di bevanda ingerita. Se si bevono i cosiddetti "liquori forti", l'alcol entra in circolo più rapidamente che nel caso del vino e della birra. Quello che a noi interessa nel considerare gli effetti delle bevande alcoliche non sono, dunque, caratteristiche quali il sapore, l'odore, il colore, che pure sono importanti nell'orientare i gusti verso un tipo particolare di bevanda alcolica, quanto la differenza della gradazione alcolica. Questa è espressa in percentuale di volume, e corrisponde al numero di millilitri di alcol etilico contenuto in 100 ml della sostanza. La gradazione varia in rapporto ai tipi di bevande alcoliche: birra 4-12, vino 10-18, acquaviti 40-60;
  • Il peso della persona. L'alcol viene trasportato attraverso la circolazione sanguigna e diluito nel sangue, una persona di costituzione snella avrà una più alta concentrazione di alcol nel sangue di una persona robusta perché contiene, in proporzione, meno acqua per diluirlo;
  • Il sesso. Le donne, dal momento che hanno più tessuti adiposi e meno acqua per kg di peso corporeo, rispetto agli uomini, non riescono a diluire l'alcol come questi ultimi e risentono, quindi, maggiormente degli effetti tossici acuti e cronici dell'alcol..
  • L'alcol è una droga fra le più temibili. L'uso cronico porta alla necessità di dosi sempre più alte della sostanza per ottenere gli stessi effetti. Tuttavia questa tolleranza non è così rapida e così forte come nel caso degli oppiacei. Dopo la tolleranza, in alcuni forti bevitori cronici, si sviluppa la dipendenza fisica ( con un consumo forte ma non smodato la dipendenza può insorgere dopo alcuni anni, ma può aversi anche in un tempo più breve nel caso di un bere continuo ed eccessivo). L'interruzione brusca del consumo di alcol in persone che sono dipendenti (alcolisti) causa una sindrome di astinenza. Nei casi meno gravi la sindrome può durare solo 2-3 giorni, in quelli più gravi invece, può aumentare di intensità per diversi giorni e culminare in un periodo di delirio (delirium tremens) che dura 3-4 giorni; all'inizio si hanno tremori, irrequietezza, agitazione, insonnia, ansia, nausea, vomito, poi si hanno convulsioni, deliri, allucinazioni visive e uditive spesso spaventose, e nei casi gravi, si giunge al collasso cardiocircolatorio e alla morte. La dipendenza psichica accompagna e precede la dipendenza fisica. Numerose persone consumano regolarmente alcol per affrontare situazioni di stress, per superare problemi, noia, solitudine, per divertirsi alle feste, ecc. La problematica non interessa ovviamente soltanto i giovani, anzi. I problemi alcol correlati sono estremamente diffusi e interessano persone di tutti i tipi e in particolare oggi si osserva un aumento del fenomeno soprattutto per le donne che purtroppo ancora di più vivono la situazione come una vergogna profonda agli occhi di tutti e che si può soltanto consumare nella solitudine della propria casa al riparo dalla vista altrui. Spesso la problematica viene sottovalutata dalla persona stessa e dai familiari che si trovano a vivere una situazione pesante che investe e logora tutti gli aspetti della vita di una persona: da quello affettivo, familiare a quello lavorativo a quello relazionale. La persona che beve viene vissuta da chi gli sta accanto come "viziosa" o debole. Viene invitata a farsi forza, ad aumentare la propria volontà. Per gli operatori nel settore invece si tratta di una vera e propria malattia, che come tale necessita di attenzione e soprattutto di cure da personale esperto: è un percorso difficile ma è possibile guarire, e chi l'ha fatto sostiene che ne valeva la pena. La cura spesso coinvolge i familiari più vicini che vengono invitati a partecipare attivamente ai programmi di riabilitazione. Secondo le più moderne vedute, infatti, l'alcolismo non è mai solo una problematica esclusiva di colui o colei che beve ma di tutto il gruppo familiare: chi beve infatti a volte è il campanello d'allarme per una situazione di disagio che interessa anche gli altri.

I giovani hanno recentemente adottato delle modalità diverse per quanto riguarda il bere alcol rispetto ai loro genitori. L'alcol è una sostanza che viene usata per sballarsi così come altre. Si reperisce facilmente, costa poco. Molte volte viene usata per accompagnare le altre sostanze perché l'effetto sia più rapido e intenso oppure per mitigare la talvolta spiacevole o addirittura insopportabile agitazione che segue l'assunzione di ecstasy o cocaina. Ecco, questi sono veri cocktail micidiali, molto pericolosi sia per l'effetto sull'organismo che sul cervello soprattutto se dopo ci si mette alla guida dell'auto.
In Svezia, quando un gruppo di persone si reca al ristorante è ormai di uso comune da parte del cameriere chiedere chi guida e a quella persona non vengono serviti alcolici.
Questa potrebbe essere un iniziativa che tutela la salute e non impedisce di usare, se lo hai scelto, sostanze. Di volta in volta chi guida si astiene, agendo in maniera responsabile per sé e per i propri amici.

TABACCO

La società ha nei confronti del tabacco, un atteggiamento ambivalente: infatti, pur riconoscendolo come importante causa di danno per la salute, ne permette l'uso ( per diversi motivi, non ultimo quello economico).
La pianta del tabacco, originaria dell'America del Sud, veniva utilizzata dalle civiltà precolombiane in diversi cerimoniali quali quelli di iniziazione dei giovani maschi, o degli stregoni e di guarigione. Dopo la scoperta dell'America il tabacco viene ampiamente diffuso in Europa ed in Asia, non soltanto per i suoi effetti piacevoli, ma anche come pianta medicinale. Negli anni a seguire l'uso del tabacco viene proibito, volte con punizioni molto severe in molti Paesi europei ed asiatici. Non è chiaro come e quando queste leggi proibizioniste siano state abolite; probabilmente pian piano caddero in disuso. La diffusione dell'uso del tabacco alivello di massa inizia nel primo quarto del XX secolo, con la diffusione della sigaretta.

Del tabacco si utilizzano, oggi, soprattutto le foglie essiccate, per aspirazione (sigarette, sigari, pipa). Il fumo derivato dalla combustione delle foglie di tabacco contiene molte sostanze che variano con il tipo di tabacco e con il modo di fumare. Di queste la più attiva è la nicotina. Il fumo di tabacco contiene l'1,5% di ossido di carbonio e altri due importanti gruppi di sostanze: i cancerogeni e gli irritanti. Una normale sigaretta viene confezionata con una quantità di tabacco che varia da 0,7 a 1 g e contiene da 9 a 17 g di nicotina, della quale il 23-35% viene assorbita, il 30-40% viene dispersa nel fumo non inalato, il 5-10% rimane nel mozzicone della sigaretta senza filtro e il 27-75% nel filtro. Pertanto la quantità di nicotina effettivamente assunta dal fumatore è di 0,2-3,5% mg a seconda del tipo di sigaretta e del modo di fumare.

E' stato ampiamente discusso se il tabacco crei il fenomeno della tolleranza e, quindi, se vi sia la necessità di un aumento progressivo della dose, ed anche se si stabilisca una dipendenza. I pareri sono discordi anche se è innegabile il rapporto psicologico che esiste tra fumatore, tabacco e la descrizione di casi in cui l'interruzione del consumo si presenta con una crisi d'astinenza molto grave con tremori, stato di confusione, vomito, difficoltà respiratorie. Recenti studi hanno permesso di collegare la quantità di tabacco assunta con le caratteristiche del fumatore. Poiché la nicotina presenta una duplice azione: stimolante all'inizio e poi rilassante, si è potuto osservare che la quantità di tabacco consumata viene autoregolata in modo da ottenere i due effetti a seconda delle caratteristiche, e potremmo dire dei bisogni, di un dato consumatore. Si potrebbe dunque parlare più che di tolleranza, di scelta di una determinata quantità.

Secondo i dati dell' OMS per l'Europa, i ragazzi che entro i 15 anni hanno sperimentato la prima sigaretta sono il 67%. A 18 anni saranno fumatori abituali 1/3. E' durante l'adolescenza, quindi, che si inizia a fumare.
La sigaretta sottolinea messaggi importanti per l'adolescente: l'adultità, il diritto al sesso, l'identità e la gestualità; la trasgressione, la coesione con il gruppo, la possibilità di contattare gli altri con semplicità e complicità, il controllo della propria e altrui aggressività. Oltre alle motivazioni sensoriali quali il gusto, l'odore, il contatto labbra-sigaretta, la percezione visiva. E' un atto volontario. Di solito le prime sigarette non piacciono: mal di testa, nausea, vomito, ma si insiste ad imparare. Dopo diventa un piacere orale. La sigaretta è calda, si avvicina alla bocca, si tira, si manda giù. Rappresenta a livello simbolico il bisogno di affetto, serve per stemperare l'ansia e la tensione, è l'equivalente del succhiarsi il pollice. A tutto questo si aggiungono i modelli culturali ed economici. Fino a pochi anni fa fumare era un comportamento socialmente approvato e considerato non dannoso. Attraverso la pubblicità diretta ed indiretta la grande industria del tabacco è riuscita a costruire una pressione sociale verso l'abitudine la fumo, associandola a valori positivi ed attraenti. La sigaretta diventa il tramite indispensabile per qualsiasi rapporto interpersonale, per trasmettere di sé un immagine di prestigio, di sicurezza, di efficienza, di emancipazione, disinvoltura abbinata alla fantasia, allo sport, all'aria aperta. Da atto volontario il fumare diventa un piacere, un abitudine e un comportamento meccanico e abituale che porta alla dipendenza.

Uno studio interessante, effettuato su 7000 ragazzi delle scuole medie superiori è quello che collega l'uso del tabacco all'uso di sostanze. Il dato che emerge costantemente è che il rischio di far uso di sostanze è più elevato di circa 5 volte in chi fa uso di tabacco. Fumo di cannabis e fumo di tabacco sembrano rappresentare un fattore importante nell'avvio all'uso di sostanze tra cui l'ecstasy.
Secondo l'Osservatorio Nazionale sulle Tossicodipendenze, in base a questi risultati, ci sono elementi utili per ritenere che la dissuasione dal fumo di tabacco possa ripercuotersi sensibilmente in termini positivi sulla prevenzione per l'uso di sostanze.

PSICOFARMACI

Vogliamo far riferimento in modo particolare ad una categoria di farmaci, le benzodiazepine, che hanno trovato una larghissima diffusione ed indicazioni di tipo terapeutico. Possiedono la proprietà di attutire il senso di ansia, di aiutare i muscoli a rilassarsi e di favorire il sonno. L'effetto più comune è la sonnolenza. In alcuni casi però può verificarsi un effetto contrario d'eccitazione, allucinazione ed ansietà.

E' possibile la comparsa di dipendenza con l'uso di dosi elevate per lunghi periodi di tempo. In alcuni casi può verificarsi il fenomeno dell'abuso di questi farmaci, e cioè l'assunzione di quantità e con modalità non prescritte dal medico, proprio a causa di queste caratteristiche sopra menzionate come la capacità di sedare l'ansia e attutire le sensazioni spiacevoli e talvolta di ricercare uno stato di torpore. L'uso cronico di dosi elevate determina però la dipendenza fisica che all'interruzione del farmaco si manifesta con una sindrome astinenziale caratterizzata da agitazione, insonnia, irrequietezza fino, nei casi più gravi, alle convulsioni.
Da ricordare che l'uso anche terapeutico di questi farmaci se associato ad alcol ha un effetto sinergico accentuando gli effetti di ambedue.

Scheda a cura di L.C.

Ulteriori approfondimenti:

Informazioni generali
Droghe leggere
Droghe pesanti
Bisogni psicologici che spingono a fare uso di sostanze
Cautele sull'uso di sostanze




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